Parliamo sempre meno? Come tornare ad allenare il linguaggio

Ogni anno pronunciamo parliamo sempre meno. Non è solo una sensazione legata ai social, agli smartphone o alla timidezza: diversi ricercatori stanno iniziando a osservare con attenzione quanto stia cambiando il nostro modo di comunicare ad alta voce e le conseguenze che questo sta avendo sul nostro cervello.

Questo fenomeno si è innescato con l'avvento della tecnologia, ma non è irreversibile. In questo articolo ti spieghiamo come è nato questo problema e come risolverlo.
Stiamo parlando sempre meno?
Secondo un’analisi pubblicata su "Perspectives on Psychological Science", tra il 2005 e il 2019 le persone hanno pronunciato in media sempre meno parole al giorno.
Lo studio ha analizzato dati di 2.197 persone dai 10 ai 94 anni.
Il dato più impressionante è questo: circa 300 parole in meno ogni anno. Può sembrare poco, ma nel tempo diventa tantissimo.
La ricerca parla di un calo di circa il 28% nel numero di parole pronunciate quotidianamente.
La diminuzione del liguaggio parlato sembra essere particolarmente evidente tra le persone più giovani, soprattutto sotto i 25 anni.
Ma anche le persone over 25 sono a rischio. Ci sono sempre meno dalle conversazioni tra amici intimi e familiari e più dalla scomparsa di scambi più brevi e occasionali, perlopiù con estranei.
Ogni innovazione elimina un'interazione
Ogni innovazione elimina un'interazione che un tempo avrebbe richiesto di parlare con un'altra persona. Si può ordinare un hamburger da un chiosco. Google può fornire indicazioni stradali. ChatGPT può aiutare a risolvere dibattiti su fatti come chi fosse l'attore in un determinato film.
Perché se parliamo meno, non stiamo solo usando meno parole. Stiamo anche allenando meno una parte fondamentale della nostra vita sociale: la capacità di iniziare una conversazione, sostenerla, rispondere, ascoltare, improvvisare, gestire il disagio e dire la propria opinione.
Si sono persi i luoghi di ritrovo come club, chiese, associazioni di quartiere e altre forme di partecipazione comunitaria negli anni '60, poco dopo l'avvento della televisione, ma decenni prima dell'arrivo degli smartphone. La vita digitale potrebbe star accelerando un processo già in atto.
Calvin Newport, professore alla Georgetown University che scrive sull'impatto della tecnologia sulla società, ha affermato di credere che le persone parlino di meno perché le interazioni di persona o vocali possono essere difficili.
"Quindi, quando semplifichiamo la socializzazione, paradossalmente ci sentiamo meno connessi e socievoli", ha affermato Newport.
Le piccole conversazioni servono davvero?
Sì, le piccole conversazioni servono perché sono una palestra sociale.
Una chiacchiera con uno sconosciuto non cambierà la vita a nessuno. Però può aiutarti a sentirti più sciolto, più presente, più capace di gestire situazioni nuove.
Parlare con qualcuno che non conosci ti obbliga a fare tante cose contemporaneamente:
scegliere le parole;
interpretare il tono dell’altra persona;
ascoltare davvero;
rispondere in tempo reale;
gestire il silenzio;
accettare di non avere tutto sotto controllo.
È molto diverso da scrivere un messaggio, cancellarlo, riscriverlo e inviarlo solo quando ti sembra perfetto.
Cosa c’entra la pandemia se parliamo sempre meno?
La Generazione Z sembra essere stata particolarmente colpita, il che ha portato a ipotizzare che la pandemia possa esserne in parte responsabile: molti giovani hanno perso anni cruciali di socializzazione in presenza, frequentando la scuola virtualmente durante i lockdown dovuti al Covid-19.
Questo non significa che la Generazione Z sia “meno capace” delle altre. Significa che ha vissuto anni molto particolari, in cui alcune abilità sociali si sono allenate meno.
E come tutte le abilità, se non le usi, diventano più faticose.
Piccoli trucchi per allenare il linguaggio
Per tornare ad allenare la conversazione non serve stravolgere la propria vita: basta ricominciare da piccole interazioni quotidiane.
Puoi iniziare così:
fai una domanda invece di cercare tutto online;
ordina senza leggere dal telefono;
chiama invece di mandare sempre messaggi;
parla con un compagno di corso che non conosci;
prova a raccontare la tua giornata ad alta voce;
durante un viaggio, chiedi indicazioni ai passanti.
Anche nella tua vita quotidiana pensa "il modo più difficile" per interagire, anche una chiacchiera con l'autista del taxi, o uno scambio di convenevoli sul tempo con la cassiera al supermercato possono non essere una conversazioni particolarmente significative, ma posso essere un opportunità di esercitare le abilità sociali e cognitive.
Il viaggio studio può aiutare a parlare di più?
Un viaggio studio può aiutare a parlare di più perché ti mette in situazioni reali, dove comunicare non è un esercizio teorico ma una necessità quotidiana.
Durante un viaggio studio a Malta, per esempio, non usi l’inglese solo in classe. Lo usi per ordinare un caffè, chiedere informazioni, conoscere altri studenti, parlare con i coinquilini, orientarti, partecipare alle attività e risolvere piccoli problemi di ogni giorno.
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Perché Malta è una palestra perfetta per allenare il linguaggio?
Malta è una palestra perfetta per la Generazione Z perché unisce inglese, vita internazionale e situazioni sociali quotidiane in un contesto più semplice da affrontare rispetto a una grande metropoli.
L’isola è vicina all’Italia, ha un ambiente internazionale, accoglie studenti da tanti Paesi e permette di vivere l’inglese in modo concreto. Non solo grammatica, non solo esercizi, non solo teoria.
A Malta ti trovi a parlare con persone che hanno accenti diversi, culture diverse e modi diversi di comunicare. Questo all’inizio può spaventare, ma è anche ciò che rende l’esperienza così formativa.
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